Bellosguardo

Identità e Storia

Bellosguardo è un comune italiano di 648 abitanti della provincia di Salerno in Campania.Il territorio comunale, di 16 km², comprende un’area montuosa del Cilento, tra il fossa Fasanella e il fiume Ripiti, all’interno del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I centri abitati più vicini sono Roscigno, Corleto Monforte e Castel San Lorenzo. Formato dall’unione di “bello” e “sguardo”, chiamato in passato Belrisguardo in virtù del panorama che si può ammirare dalla collina del paese.Altre fonti, invece, attribuiscono la scelta del nome ad una leggenda su un eroe del luogo risalente al 338 a.C., anno in cui scoppiò, per futili motivi, una guerra tra Lucani e Tarantini. Questi chiesero aiuto a Sparta. Si ebbe un primo scontro terminato con la vittoria lucana, ma pochi anni dopo le ostilità tra i due popoli si riaccesero. Ancora una volta la città ionica chiese aiuto e così sbarcò a Taranto il re dell’Epiro con un forte esercito.Il comando lucano fu affidato ad un giovane nativo del territorio fra gli odierni Roscigno e Bellosguardo. Era un giovane che, per la sua bellezza e la sua forza, fu chiamato Berlisguardo. Le forze lucane del salernitano si concentrarono a Paestum per poi prendere la via del sud. Una notte però, il capitano lucano, dopo aver assalito l’accampamento greco, perse la vita, finito con la spada dal capitano nemico. Ciò provocò un forte senso di rabbia in Berlisguardo che si lanciò contro il comandante greco, ma i soldati lo costrinsero a ritirarsi. I Greci, per riordinare le forze, rientrarono a Pandosia. Berlisguardo scorse il re macedone sulla sponda dell’Acheronte e lo finì con uno spiedo nella schiena. Dopo uno scontro con due soldati perse prima le braccia e poi la vita. Il suo cadavere fu preso, lavato, profumato e quindi seppellito nel luogo natio. Fu considerato un vero eroe, poiché aveva messo fine alla guerra. La sua salma fu deposta in piazza e dopo un compianto funebre, fu posta sul rogo. Bruciò per un giorno, poi fu sotterrata in una profonda buca. Dopo alcuni secoli su quella collina fu fondato un casale, che, a ricordo del giovane lucano, fu chiamato Berlisguardo, reso poi in Bellosguardo.La fonte più attendibile, invece, sembra essere quella dello storico Lucido Di Stefano, che nel suo libro Della Valle di Fasanella nella Lucania parla dell’aria salubre e mite di Belrisguardo, particolare che avrebbe reso piuttosto sani i suoi abitanti, tanto da avere tutti un colorito perfetto e una particolare freschezza in volto: un bello sguardo.Le origini di Bellosguardo sono legate indissolubilmente a Phasis o Fasanella, l’antica città posta lungo il Fiume Fasanella nella valle omonima, punto di riferimento dell’area fino all’inizio del 1400. Infatti in tale momento, tra il 1412 ed il 1420, vi fu un trasferimento di massa dei cittadini di Fasanella verso Bellosguardo, in cui era già presente un “castrum cum tortellino” detto “Palazzo Vecchio” edificato da Pandolfo di Fasanella (famoso per aver organizzato la famosa Congiura di Capaccio contro [Federico II di Svevia]) nel corso del tredicesimo secolo, dovuta probabilmente ad un’epidemia che portò al crollo degli abitanti di Fasanella e al popolamento di questa collina sui cui nasceva Belrisguardo. In questi secoli anche i vari casali esistenti tra Fasanella e Bellosguardo, come Clitino e Fornari, si spopolarono a vantaggio di Bellosguardo. A conferma di ciò, il ritrovamento delle pergamene delle due chiese di San Michele, di Clitino e Bellosguardo, datate tra il 1369-72 le prime e 1413 le seconde, nella chiesa attuale di San Michele Arcangelo in Bellosguardo riportano, in parte, l’elenco degli stessi beni come testimoniato da Mons. Orazio Pepe.Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sant’Angelo a Fasanella, appartenente al Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie.Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Sant’Angelo a Fasanella, appartenente al Circondario di Campagna.

Patrimonio Culturale e Naturale

Chiesa Madre: Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, patrono di Bellosguardo, ed è ad una sola navata con tre altari per lato. Il primo dedicato alla Madonna di Pompei di Pasquale Avallone, il secondo al Sacro Cuore, il terzo a Santa Lucia, all’altro lato l’Addolorata, poi alla SS. Annunziata ed infine alla Madonna del Carmine. L’altare maggiore è in marmo sovrastato dalla Statua di San Michele Arcangelo. Dietro vi è un favoloso coro ligneo. Al soffitto vi sono tre affreschi del salernitano Pasquale Avallone datati tra il 1924 e il 1926 raffigurante San Giuseppe, S. Michele e la Vergine del Rosario. La chiesa è già documentata nel 1606.

Convento di Santa Maria delle Grazie: sorta come edificio conventuale dei Padri Minori di san Francesco. Sull’entrata della chiesa si notano due leoni e, all’aprirsi della porta, si trova una scala interna, che conduce alla chiesa vera e propria. Essa è divisa in due navate, di cui quella laterale in mattoni. In quest’ultima si conserva un grande crocifisso, mentre ai lati si trova una caratteristica statua di san Sebastiano, raffigurato nel momento del martirio, mentre guarda alla colorata vetrata che raffigura la Madonna col bambino. Nella navata centrale si nota sin da subito sull’altare il cinquecentesco affresco raffigurante la Pietà, con evidenti riferimenti a Cimabue. Purtroppo non è giunto sino ai giorni nostri il volto della Madonna, colpito accidentalmente con un palo da degli operai. Sovrasta l’affresco la settecentesca statua della Madonna delle Grazie, proveniente da Napoli. L’altare è contornato da statue che raffigurano sant’Antonio da Padova, san Francesco e san Michele. Infine, sempre nella navata centrale si conserva un grande polittico al cui interno sono conservate reliquie dei santi rappresentati. Il polittico è fiancheggiato dalla statua dell’Immacolata. Il convento ha ospitato, tra i tanti monaci, anche fra’ Lorenzo Ganganelli, che in seguito prese il nome di papa Clemente XIV.

Orto Botanico di Bellosguardo: un’area naturalistica di rilevante importanza ed è strettamente legata alla conservazione delle specie vegetali con particolare attenzione per quelle rare e/o a rischio di estinzione, soprattutto le specie arboree della macchia mediterranea.
L’area è costituita da due fabbricati nei quali sono catalogate centinaia di specie vegetali, da due aree dove vengono coltivate le specie arboree autoctone e le piante officinali, e da una serie di percorsi che consentono di osservare esemplari vegetali del sottobosco.
L’educazione ambientale attraverso le visite all’orto botanico ha lo scopo di sensibilizzare il pubblico, e soprattutto i giovani, sull’importanza della conservazione delle specie esistenti, che sono il risultato di un lungo processo evolutivo avvenuto nel corso dei secoli.
Lo scopo principale di tale area è quello della conservazione della biodiversità (diversità biologica) delle specie vegetali, soprattutto di quelle fortemente minacciate di estinzione, a causa dell’azione spesso indiscriminata dell’uomo.

Palazzo e Giardino De Philippis: localizzato nel perimetro del centro abitato, è stato per anni la dimora estiva della famiglia di una figura importante del paese: Alessandro De Philippis studioso attento, tempestivo ed enciclopedico prevalentemente nel campo della Selvicoltura e della Ecologia forestale, che ha pubblicato più di 180 lavori oltre a numerose decine di rapporti, recensioni e note, che hanno permesso di dare alla Selvicoltura italiana un moderno indirizzo ed una visione di carattere più attuale. A lui va il merito di aver avviato importanti studi sugli aspetti botanici e forestali del salernitano e, in particolare, sulla flora del Monte Alburno, dove ebbe occasione, durante le sue esplorazioni, di raccogliere molte centinaia di campioni di piante che furono poi depositati nell’Herbarium Universitatis Florentinae dell’Università di Firenze. Il Prof. De Philippis ricoprì numerosi incarichi in Commissioni e Comitati scientifici e tecnici a carattere nazionale e internazionale, fra cui il CNR, l’Unesco e la FAO, membro di numerosissimi Enti ed Accademie italiane e straniere, tra cui l’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Italiana di Scienze Forestali e l’Accademia nazionale dei Lincei.

Economia e Vocazioni Territoriali

L’economia del territorio è legata essenzialmente all’agricoltura. I prodotti agroalimentari tipici del territorio sono: il vino prodotto da uve autoctone (Aglianico e Fiano); l’olio extra vergine di oliva; la sfogliatella di Bellosguardo.

Eventi e Vita di Comunità

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Servizi ai Cittadini

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Altitudine

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Superficie

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Abitanti

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Densità

Patrimonio Culturale e Naturale