Storia, Borghi e Paesaggi

Ottati

Il Comune di Ottati sorge alle pendici del Massiccio degli Alburni, a circa 530 metri di altitudine. Il borgo è protetto, sul versante settentrionale, da una maestosa parete rocciosa che lo ripara dai venti più freddi. Nella rupe si aprono numerose grotte, un tempo abitate dai monaci basiliani e successivamente utilizzate come ricovero da pastori e greggi. Tra queste, la più nota è la Grotta di Santa Croce, oggi non più utilizzata.
Le origini di Ottati risalgono al Medioevo. Secondo una memoria del notaio Vincenzo Fasano, il paese esisteva già nel 1195, mentre alcuni studiosi ipotizzano che i primi insediamenti siano sorti intorno all’anno Mille. Si ritiene che furono i pastori provenienti dal territorio di Fasanella, attratti dagli ampi pascoli della zona, a dare vita al primo nucleo abitato. Anche il nome “Ottati” potrebbe derivare dal latino optatus, a indicare il luogo scelto come sede ideale per la pastorizia.
Con maggiore certezza, il borgo è documentato a partire dal XIII secolo. Nel corso della sua storia appartenne a diverse famiglie feudali, tra cui i Capece Galeota e, nel Settecento, i Caraguso-Mariconda. Dopo essere stato distrutto durante le vicende legate a Federico II di Svevia, il paese fu ricostruito e continuò il suo sviluppo.
Tra il 1811 e il 1860 Ottati fece parte del circondario di Sant’Angelo a Fasanella, nel Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie; successivamente, fino al 1927, appartenne al medesimo mandamento nel Regno d’Italia.

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Densità

Patrimonio Culturale e Naturale

Chiesa di San Biagio

La chiesa parrocchiale dedicata a S.Biagio, vescovo e martire, la cui festività cade l’8 luglio, è molto antica. Secondo il manoscritto del notaio Vincenzo Fasano, fu costruita tra la fine del secolo XII e l’inizio del XIII, cioè tra il 1180 e il 1230. Fu ampliata nel 1432, perchè insufficiente al notevole aumento della popolazione, per l’esodo di intere famiglie che avevano definitivamente abbandonato, tra il 1412 e il 1420, la cittadina di Fasanella, a causa della peste e dall’invasione di cavallette.
Nonostante dal popolo chiamata chiesa di S.Biagio, ufficialmente fu dedicata al santo solo il giorno 8 luglio 1781 dal vescovo di Capaccio mons. Angelo Zuccari. La scelta di S. Biagio come patrono del paese fu dovuta al fatto che la popolazione di Fasanella era stata decimata dalla peste e successivamente dal “mal di gola” (difterite). All’interno della chiesa è possibile ammirare il cappellone a sinistra dell’altare maggiore, che è affrescato e dotato di un altare in legno di stile barocco, pregevole lavoro del 1712; l’altare è sormontato da una pala di legno raffigurante il SS. Corpo di Cristo, di scuola fiamminga, ma di autore ignoto, risale al 1590, epoca segnata sul quadretto dell’Ultima Cena, unita alla pala.
Il portale della chiesa scolpito a fogliami e simboli eucaristici, opera di Francesco da Sicignano; sormontato da una lunetta con all’apice il mezzo busto di Dio Padre, anch’essa di pietra, che racchiude tre statue, rappresentanti la Madonna col Bambino al centro, S. Ottato Milevitano e S. Pietro Apostolo ai lati. Le basi del portale poggiano su due leoni, che il tempo e le intemperie hanno deteriorato. L’altare maggiore è di marmo bianco, con intarsi colorati, dietro vi è il coro, con numerosi stalli, sotto una volta decorata con al centro le immagini del Redentore, S.Gaetano e S.Ottato.

Convento dei Domenicani

Nel 1480 un monaco domenicano tenne in Ottati un quaresimale e in questo periodo invitò la popolazione a costruire, accanto all’ospedale dell’Annunziata, un convento.  Fu tanto persuasivo il frate che i cittadini, con a capo il sindaco e i decurioni, si misero all’opera per trovare i fondi necessari. Il 12 giugno 1484 il generale dell’ordine dette la concessione di una confraternita sotto il nime del Santo Rosario. La chiesa fu consacrata dal vescovo di Acerno mons. Geronimo il 3 giugno 1496. 
Il convento fu soppresso con decreto del 30 aprile 1807 dal re Giuseppe Buonaparte. Il chiostro, in forma rettangolare, una vera opera d’arte, aveva al cento una cisterna con otto becchi fuoriuscenti, alimentata da acque piovane. Sono ancora intatti due splendidi porticati: quello inferiore è composto attualmente da 19 colonne (in origine 22) coi capitelli lavorati finemente, l’uno differente dall’altro; quello del piano superiore aveva 18 colonne di dimensioni minori; oggi se ne contano 13 e su un capitello è scolpito lo stemma del comune, il fagiano o “la fasana”.
Le volte del chiostro inferiore erano artisticamente dipinte, e nonostante rovinate dalle intemperie, conservano uno stile personale di buon vigore espressivo e di discreta sensibilità nell’accostamento dei colori. Il loggiato, invece, presenta pitture quasi indecifrabili. Notevole qualche scultura. il colonnato è opera di un  ottatese, precisamente di Francesco Romano: lo si denota  da un capitello ove si legge “opus factum a magistero Francisco Romano optato”. Le pitture sono opera di un cittadino di Polla, tal F.R. Seccodato, lavoro eseguito nel 1590, come si può leggere sulla porta d’ingresso del convento, a sinistra: “F.R. Ant. Seccodatus, terre apollae pixit sub A.D. 1590