Storia, Borghi e Paesaggi

Stio

Stio è un comune di poco meno di 1.000 abitanti, ricadente interamente nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
La sua ricchezza di risorse ambientali, storiche, artistiche e culturali lo rendono una meta ideale per quanti amano il turismo culturale e l’ecoturismo. Il paesaggio, che circonda i centri abitati di Stio e della frazione Gorga, si presenta ricco di boschi, con prevalenza del cerro, del faggio, dell’ontano e del castagno.
A quota 984, dalle pendici del monte Le Corne, sgorga il fiume Alento, uno dei corsi d’acqua più importanti dell’intera area cilentana

Varie sono le ipotesi sulle origini del toponimo. Per alcuni, deriverebbe dal termine latino hostilius, che significa “ciò che è più ostile”, in riferimento alle capacità degli stiesi di resistere ai nemici. Per altri, avrebbe la sua radice nelle parole ostium (ingresso) o aestivus (pascolo estivo). La tesi più attendibile fa, però, riferimento alla località Serra Staino, dove sorse l’originario nucleo abitato del paese.
Il rinvenimento di reperti archeologici in località “Chiano Rosario” ha portato gli studiosi a dedurre che il territorio di Stio sia stato abitato già dal VI secolo avanti Cristo. Ma fu solo intorno all’anno Mille che i basiliani del monastero di Rofrano fondarono le grancie di Santa Maria della Croce e di San Lucido, intorno alle quali, nel corso dei secoli, si svilupperanno i centri abitati di Stio e Gorga.
In epoca normamma, entrambi i casali entrarono a far parte del cosiddetto “Stato di Magliano”, poi divenuto baronia.
Ai primi dell’Ottocento la feudalità fu infine abolita. Ultimi signori del luogo furono i baroni Pasca. 

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Altitudine

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Superficie

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Abitanti

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Densità

Patrimonio Culturale e Naturale

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

La Chiesa Madre, edificata nel Settecento sui resti dell’antica chiesa di San Giovanni Battista (XII secolo), presenta un’imponente facciata con campanile a pianta quadrata, successivamente completato con il livello dell’orologio. L’altare maggiore custodisce le reliquie dei santi Gaudenzio, Modesto e Crescenzio; al suo interno si conservano anche cinque altari laterali e l’antico coro ligneo, oggi collocato nella sagrestia.
Il culto di San Pasquale fu introdotto nel 1726 con la dedicazione di un altare nella chiesa di San Pietro e Paolo. In seguito ad alcuni eventi ritenuti prodigiosi, il santo divenne patrono del paese e nel 1730 fu commissionata una statua lignea allo scultore napoletano Domenico Di Venuta. Secondo la tradizione, la statua giunta a Stio dopo un viaggio da Napoli via Agropoli fu scelta seguendo un’indicazione ricevuta in sogno da uno dei delegati. Dal 1870 è custodita nella Chiesa Madre.
Per lungo tempo la festa principale si celebrò l’ultima domenica di agosto, in ricordo dell’arrivo della statua, con processioni caratterizzate dalle offerte di grano e delle tradizionali “cente”, strutture lignee ornate di ceri. Oggi resta viva l’offerta delle cente e la consuetudine di vestire i neonati con l’abito francescano in onore di San Pasquale. Fino ai primi decenni del Novecento era inoltre diffusa la tradizione di offrire alla parrocchia una quantità di grano pari al peso del più piccolo dei bambini vestiti con l’abito del santo.